Nel 1993 fu presentato all’Unione Europea il progetto WIN (Women Information Network) del Server Donne. In nome della doppia sovranità, pratica politica diversa dalla pratica delle pari opportunità, si cercò di gettare le basi di una struttura tecnologica gestita in autonomia e libertà da donne competenti e caratterizzate da un fortissimo legame con l’associazionismo bolognese dell’epoca. Il finanziamento era per uno studio di fattibilità e non sufficiente per la realizzazione. Era l’idea di una forma originale di utilizzo politico della tecnologia libera dai condizionamenti mercantilistici.  L’erogazione gratuita di caselle mail e di spazio web fu fin dall’inizio la proposta politica, allora e dai femminismi dell’epoca denominata di spazio pubblico virtuale. In seguito, dalla commercializzazione dello spazio web, il mercato la definì Internet Service Provider. La documentazione prodotta in quell’occasione costituituì un modello anche per la nascente rete cittadina di Bologna. Infatti lo studio fu presentato con i medesimi fornitori di ICT di Iperbole: un caso o una fortunata coincidenza!

Soltanto nel 1996 fu possibile iniziare il primo step del progetto attraverso l’accensione del primo server connesso in rete; il nodo era ServerDonne e il dominio di posta Women.it.

Vi presento lo schizzo a penna dove si può evincere l’archittettura, i protocolli e l’interconnessione reticolare dei vari centri di documentazione delle donne fondati sulla struttura a nodi di Internet.