Il 15 novembre 2016 alle ore 17 ho consegnato il faldone e ho lasciato ad altr* la cura dell’ ambiente software che negli anni ha interagito con le innumerevoli manifestazioni dei femminismi italiani odierni. La governance dell’associazione di donne che, fin qui si era lasciata attraversare anche dalla lunga vita del ServerDonne, ha minacciato di adire alle vie legali se la documentazione, oltre 800 pagine registrate nel wiki della macchina, e le decine e decine di passwd non le fossero consegnate entro 24 ore!

Avrei desiderato che l’associazione, di cui sono stata presidente, comprendesse le ragione di un tentativo di affrancamento verso forme autonome di lavoro e concordo con chi ha detto: “allora, una malaugurata identificazione (da parte del gruppo di lavoro) con l’associazione ha ingenerato, oggi, inutili malintesi sulla titolarità degli oggetti”. Perchè alla fine è prevalso l’esercizio del diritto di proprietà e la pratica dello schieramento con la sua fisiologica conclusione: contare chi è stata dalla parte delle vincitrici e chi è stata dalla parte delle sconfitte. Per me si è trattato di un lungo travaglio, preludio di un atto che solo chi ha gestito dei sistemi informatici comprende nella sua fattualità più concreta.

Ho ribadito che non era sufficiente avere le passwd  per gestire la complessa architettura che si era andata stratificando in 20anni di vita del SD. Era necessario un gruppo di lavoro a presidio e chi sarebbe subentrato al gruppo di lavoro, di cui ero responsabile,  avrebbe impiegato parecchio tempo prima di essere rodato. Oltre all’interesse privato di una associazione ci sono gli interessi delle decine di donne che usano il SD ed è dovere della responsabil* e del sistemist*  garantire l’accesso ai servizi e la riservatezza dei dati.  Il passaggio di consegne “doveva” essere fatto da tecnic* a tecnic* e in totale collaborazione e disponibilità reciproca, pena un lento ed inesorabile degrado degli artefatti tecnologici contenuti nel sistema. Finch’è ho potuto, ho mantenuto la responsabilità a tutela del diritto all’accesso dei servizi e in attesa del nuovo gruppo di lavoro, purtroppo ho dovuto separarmi. Prima di sapere se vi sarà un nuovo gruppo di lavoro a presidio del SD.

Per me è stata una straordinaria avventura e mi auguro vivamente che il ServerDonne possa rimanere attivo in rete insieme al suo portato politico: porre la questione del bias di genere nel rapporto con la Rete e attraverso la gestione autonoma di una infrastruttura informatica.

Permettetemi una battuta: il ServerD non è un sito web! se ogni tanto verrete a visitare questo blog scoprirete il perchè.

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