L’ultima ragazza di Hong Kong – seconda parte (vai alla prima)

Stereotipi: le Kong Girl si trasformano in “combattenti coraggiose”.

Era molto comune, fino alle proteste di quest’anno, riferirsi alle ragazze di Hong Kong come materialiste e superficiali, egocentriche ed egoiste. Sono così amanti dei prodotti di lusso che si fidanzano con uomini ricchi perchè misurano l’affetto in base ai regali che potranno ricevere. Sono ragazze che vogliono che i loro fidanzati facciano tutto per loro, ad esempio le varie faccende domestiche (portare le borse pesanti, ecc.), pagare per i pasti, ecc. ed è leggitimo lamentarsi con i loro partner maschi se non osservano queste regole. Nutrire veri sentimenti reciproci è molto difficile per le Kong Girls  (9) perchè è solo il comportamento utilitaristico l’indice dell’affetto provato. Lascia stupefatti il video che mostra una Kong Girl calarsi nella fogna puzzolente del complesso universitario per sfuggire all’arresto.

Per molti è incredibile che le ragazze, non solo sono state presenti nel movimento anti-protesta fin dall’inizio, ma dalle retrovie sono passate in prima linea. Hanno imparato a soffocare il fumo dei gas lacrimogeni e a essere le principali componenti di piccole squadre mobili di “vigili del fuoco” che aspettano dietro alle prime linee equipaggiate di coni per il traffico; hanno imparato a costruire barricate pesanti e si sono messe in prima linea per affrontare un arsenale sempre più potente di armi della polizia come i proiettili di gomma e i proiettili a sacco di fagioli e hanno meritato l’appellativo di ” Brave Fighters” combattenti coraggiose (10). Una di loro, l’11 agosto è stata colpita da un proiettile di gomma sparato dalla polizia e ha perso l’occhio destro. La foto con il suo viso coperto di sangue è diventata virale e, in suo onore, da quel momento molti manifestanti hanno protestato con una benda all’occhio.

hong-kongRagazze

Il movimento si è talmente infittito di volti di giovani donne che dopo il successo dello sciopero politico del 5 agosto la strategia di contrasto alle proteste ha assunto un chiaro connotato di genere. Gli attivisti e le testimonianze raccolte on-line dicono che dietro le quinte, la polizia e la mafia hanno compiuto omicidi e hanno violentato giovani donne attiviste (11). Per Amnesty International  la polizia sta conducendo “abusi contro i manifestanti”, tra cui gravi pestaggi durante la detenzione e violenze sessuali. Le manifestazioni di agosto si sono concentrate proprio contro gli attacchi sessuale commessi dalla polizia contro le donne. Le accuse di brutalità della polizia comprendono numerosi resoconti di aggressioni sessuali contro donne, insulti e mutandine sventolate come trofei dai poliziotti oltre al fatto che le ragazze dopo l’arresto riferiscono di perquisizioni corporee molto invasive; è significativa la testimonianza di una ragazza che ha subito una perquisizione invasiva sul suo corpo nudo e che ha avuto il coraggio di denunciare l’ufficiale di polizia che l’ha compiuta. Segnalazioni e non denunce perchè la maggior parte delle ragazze non vogliono che le loro famiglie o i loro datori di lavoro sappiano del loro coinvolgimento nelle proteste, dice ancora Amnesty. Anche perchè sarebbero oggetto delle nuove forme di violenza on-line: pesanti forme di Doxxing (12) comprese fake news per screditare, di Revenge Porn attraverso video ritoccati ed esplicite minacce di stupro. A seguito di tutto ciò il movimento ha organizzato una protesta, riprendendo l’hashtag di #MeToo, più di 30mila manifestanti vestiti di nero hanno ascoltato le donne con i volti oscurati e con le parole #ProtestToo” scritte sulle loro braccia che salivano sul palco per condividere gli oltraggi e le violenze subite dalla polizia e da contro-manifestanti. Tutto questo nonostante il movimento globale contro le molestie sessuali non abbia avuto molto seguito a Hong Kong (13).

La connotato di genere emerge anche dal fatto che sugli organi di stampa del governo della ex-colonia il governo utilizza tropi obsoleti per interpretare negativamente il comportamento delle donne che manifestano. L’amministratore delegato Carrie Lam ha ripetutamente fatto ricorso al ritratto di una madre amorevole che cerca di frenare la gioventù della città e i suoi figli viziati, un confronto che è stato ampiamente respinto e deriso dai partecipanti al movimento. Fanny Law del gabinetto di Lam, è arrivata al punto di affermare che le giovani donne offrivano sesso ai manifestanti di sesso maschile, sulla base delle informazioni che aveva “sentito di seconda mano” da un amico. I suoi commenti, ampiamente diffusi, hanno fatto eco a insulti usati dai sostenitori di Pechino che descrivono come “donne di conforto” al servizio di un maestro straniero, non solo le donne manifestanti, ma anche le giornaliste che le supportano, segnalo il caso della cinese Huang Xueqin arrestata a ottobre dalle autorità cinesi. Il termine si riferiva alle donne usate come schiave sessuali dall’esercito giapponese durante Seconda guerra mondiale (14). L’assonanza delle cronache con la guerra e con la sua propaganda fanno comprendere quanto il regime totalitario non intenda mettere in discussione i suoi contenuti autoritari e i suoi metodi fuori dalla legge.

Purtroppo oltre la violenza anche gli omicidi, come si diceva più sopra. Nulla è trapelato sugli organi di stampa di ciò che è realmente accaduto nella tarda serata del  31 agosto nella stazione della metropolitana Price Edward (15) , si sa solo che per giorni e giorni i cittadini hanno continuato a lasciare fiori bianchi fuori dall’entrata della stazione in lutto per i manifestanti “dispersi” e la notte addetti dell’azienda di trasporti, ancora oggi, ripuliscono e tolgono i memoriali con le foto dei ragazzi e ragazze dispersi (16) . Sconvolgente la testimonianza di un operatore di navi antincendio che ha scritto su un post di aver lavorato su barche antincendio e il numero di cadaveri che ha recuperato negli ultimi mesi è pari al numero totale degli ultimi dieci anni. Ed è sempre dai social che a settembre si apprende il ritrovamento in mare del cadavere di una ragazza di 15 anni,  privo di vestiti  (…) impossibile un incidente perchè faceva parte della squadra di nuoto della scuola, forse una manifestante percossa fino alla morte!? per la polizia si tratta di un suicidio , l’ennesimo! Nei link messi in nota (17) si possono rintracciare significative e a volte contradditorie testimonianze per esempio quella della madre della ragazza.

 L’irrilevanza delle questioni di genere e l’ethos del combattente valoroso.

Esperta conoscitrice delle manifestazioni di piazza, Petula, Sik Ying Ho ha dedicato uno studio sulla Manifestazione degli Ombrelli del 2015 ed ora ha guardato la lotta a sostegno delle aspirazioni democratiche dell’ex colonia cinese dal punto di vista del femminismo intersezionale. Ciò che emerge nel suo articolo, apparso sul sito GenderIT.org , rivela una scomoda e difficile tesi da sostenere.

Per Petula, Sik Ying Ho le questioni di genere e sessualità sono state in gran parte ignorate e considerate irrilevanti per il movimento anti-estradizione perchè considerate una inutile distrazione dalla lotta principale contro l’autoritarismo del regime cinese. Soprattutto a causa della debolezza delle organizzazioni femministe di Hong Kong ma anche per il prevalere di un ethos ispirato alla figura del combattente valoroso, tant’è che i ragazzi più coraggiosi sono chiamati valenti e costituiscono di fatto la leadership all’interno del movimento. Il clima di violenza istaurato dal comportamento della polizia verso i manifestanti ha messo in minoranza l’ala più pacifista e non violenta ed è qui che che ritroviamo le poche ragazze che militano nelle file delle organizzazioni femministe di Hong Kong. L’ethos purtroppo ha radicalizzato e portato il movimento verso una deriva autoritaria al suo interno, secondo la ricercatrice, ve ne è traccia nello spiacevole accadimento di cui è stata protagonista.

petulaHongKong

Nei primi giorni di agosto, attravero i canali LIHKG, Twitter et altro, Petula, Sik Ying Ho ha promosso una protesta alle ore 13:00, presso la stazione di polizia di Tin Shui Wai contro l’arresto di una manifestante mentre seminuda viene trascinata via dai poliziotti e ripresa da un video poi circolato sul web con i dati anagrafici. Per le femministe di Hong Kong è un vero e proprio attacco sessuale da parte delle forze dell’ordine sia per la scelta di video-riprendere le modalità dell’arresto, sia per il chiaro messaggio a tutte le giovani ragazze che da settimane si erano attivate. Durante l’iniziativa di Petula, Sik Ying Ho, un gruppo di poliziotti ha improvvisamente caricato e  arrestato i manifestanti e i passanti fuori dalla stazione. In seguito è stata accusata dagli attivisti online di aver invitato i manifestanti a sedersi pacificamente mentre la polizia li arrestava.  Lei si è difesa dicendo “Sedersi [e rimanere in pace] è stato l’approccio prima della Rivoluzione Umbrella. Ma ora, sono pazza a chiedere ai manifestanti di sedersi! … Non possiamo nemmeno scappare da [la polizia]. Come posso chiedere alle persone di rimanere lì ad aspettare che la polizia li arrestasse? Dobbiamo “essere acqua”, il che significa spostarsi!” (18). Purtroppo Petula, Sik Ying Ho e le sue compagne avevano ragione, per tutto il mese di agosto si è poi assistito al crescente comportamento “machista” della polizia che è sfociato nella manifestazione #ProtestToo; l’obiettivo era quello di impaurire la compagine femminile per dividere i manifestanti e, forse, se la componente femminista fossa stata presa maggiormente in considerazione, si sarebbe potuto evitare l’escalation della violenza di genere, diremmo noi femministe occidentali. È prevalsa l’ammirazione per il coraggio e l’eroismo dei giovani che mettono a repentaglio la loro stessa vita e non vi è spazio per critiche sulle tattiche del movimento e sui loro più ampi effetti sociali.  Le femmministe devono tacere sull’uso di insulti sessisti e sessuali contro avversari politici: le donne della polizia e le mogli dei poliziotti sono chiamate puttane e ricevono minacce di stupro, molto gettonati gli slogan che minacciano di morte la compagine femminile delle famiglie della polizia, posizionando, di nuovo, le donne come mera proprietà.

Petula, Sik Ying Ho rivendica l’autorevolezza delle posizioni femministe sulla giustizia e sull’uguaglianza di genere in un movimento che dice di lottare per la democrazia e la libertà di tutti e se lo slogan chiave delle proteste “una rivoluzione dei nostri tempi” è autentico dovrebbe esserci un posto per il femminismo e i movimenti LGBTQI + al suo interno. Secondo lei, invece si assiste ad una partecipazione democratica normata dal maschilismo e insensibile ai temi dell’inclusione delle differenze (omosessualità, disabilità, razza), tutto è avvolto dalla mistica del Valoroso che maschera le lotte interne per la leadership (19).  Serve una nuova articolazione sulla solidarietà, fatta di integrazione fra Valoroso e Pacifico. Le persone con diversi orientamenti politici dovrebbero unire le mani piuttosto che recidere il materasso su cui entrambi si siedono (il che significa che ci si stringe l’un l’altr* per far spazio a tutti).

La città continua la sua protesta e ieri (29 dicembre 2019) in oltre 4000 si sono ritrovati per organizzare una manifestazione per il giorno del capodanno 2019. Il South Cina Morning (20) riferisce lo slogan gridato da Hailey (nome fittizio)  una bambina di otto anni che dal 9 giugno insieme a sua madre ha partecipato a tutte le manifestazioni: “La vendetta di Hong Kong, Liberate Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi”. Ci auguriamo che non debba essere  lei a scendere in piazza per la liberazione dalla subalternità patriarcale e capitalistica di tutte le soggettività della sua città e che, già ora, inizi un processo di autentica partecipazione.

Fine

Note

(9) Kang, M. Agnes; Chen, Katherine Hoi Ying “Gender stereotype as a vehicle for social change? The case of the Kong Girl”. Gender and Language, Vol 11, No 4 (2017)
(10) Petula | Sik Ying Ho   Where is feminism in the Hong Kong protests? Issues in the context of the anti-extradition movement apparso il 19 novembre 2019 su GenderIT.org.
(11) Hong Kong: why ‘Generation Catastrophe’ is rising up apparso su Redflag il 19 novembre 2019. 
(12) da Wikipedia:si riferisce alla pratica di cercare e diffondere pubblicamente on-line informazioni personali e private (come ad es. nome e cognome, indirizzo, numero di telefono etc.) o altri dati sensibili riguardanti una persona, di solito con intento malevolo. Si tratta, ovviamente, di un atto lesivo della privacy, in genere considerato in chiave negativa, che possono sfociare nella denigrazione pubblica di una persona mettendone inoltre a rischio l’incolumità.
(13) Notiziario in genere  apparso su Radio Bullets il 23 dicembre 2019.
(14) #ProtestToo: the women at the forefront of Hong Kong’s anti-government movement  apparso su International Viewpoint Online magazine il 5 settembre 2019.
(15)  The ‘831’ Prince Edward MTR incident proves Hong Kong urgently needs Access to Information reform,
(16)   Una Cartolina da Hong Kong di AnnaMaria Testa apparso sull’Internazionale il 30 novembre 2019.
(17) link su Twitter #ChanYinLam  e link ad un articolo sulle dichiarazioni della madre che sembra propendere per il suicidio.
(18) Pan-democrat lawmakers call on protesters to calm down to avoid ‘falling into government’s trap’, while Hong Kong feminist activist incurs wrath of demonstrators over Tin Shui Wai arrests post apparso sul South Cina Morning Post il 7 agosto 2019.
(19) idem vedi nota 10.
(20) Hong Kong protests: hundreds gather in pouring rain and vow to continue anti-government movement Post del 29 dicembre 2019, apparso sul South Cina Morning.