«Il titolo del corso di Etica e Politica 2020/21, Un Catalogo di Virtù per la Sopravvivenza e la convivenza nel XXI Secolo. Il paradigma della cura, allude alla sopravvivenza e alla convivenza degli esseri umani, e in generale degli animali e vegetali, sul pianeta avendo negli occhi l’estendersi di conflitti a livello globale, gli spostamenti massicci di popolazioni con l’accrescersi dei campi di profughi e rifugiati, le questioni ambientali e climatiche che con sempre maggiore urgenza bussano alle nostre coscienze.
L’idea di un catalogo di virtù suggerisce la crucialità delle condizioni, delle forme e degli stili di vita nel posizionamento di ciascuna/o nel mondo e nelle vicende storiche globali in vista del cambiamento necessario nelle relazioni tra generi, generazioni, genti e del superamento delle ineguaglianze e gerarchie che strutturano l’organizzazione della produzione e riproduzione delle vite in ogni campo e luogo.
Slide della lezione tenuta al corso Etica e politica dal titolo: Una narrazione femminista – Intelligenza Artificiale algoritmi e bias di genere.
Di cosa parla la lezione
L’intelligenza artificiale potrebbe portare a compimento il tentativo, presente in gran parte della storia degli algoritmi, di automatizzare e di manipolare il pensiero. Dietro ogni algoritmo c’è una storia di idee e di persone. La lezione ripercorre quella storia con uno sguardo di genere, per rendere visibile il bias che nel tempo l’algoritmo ha mascherato.
Si parte dalle pioniere: Grace Hopper e Frances Snyder Holberton, che inventarono i primi software; le «computer girls» celebrate da Cosmopolitan nel 1967; Henrietta Swan Leavitt, che osservando la luminosità delle stelle cefeidi trovò il metro per misurare l’universo, un antenato dell’«ingegneria delle caratteristiche»; Florence Nightingale, analista di dati prima ancora che infermiera, che con la statistica convinse gli ospedali a cambiare.
Poi il presente: il machine learning, le reti neurali e l’analisi predittiva che decidono ogni giorno chi viene chiamato, approvato, indagato o curato. Il bias di genere lo si vede all’opera nel riconoscimento facciale e nei traduttori automatici. Con Katherine Hayles, Wendy Chun e Donna Haraway («pensare dobbiamo, dobbiamo pensare»), comprendere gli algoritmi vuol dire capire quale modello di analisi l’artefatto trasforma in azione.
al link programma del corso e modalità di visione.
