Scritto da Giovanna Guidicelli lunedì 07 maggio 2007 e pubblicato in www.tecnedonne.it di webarchive

Il progetto Flosspols (Free/Libre Open Source Software Policy Support) ci offre, oltre ad una analisi di genere dell’ambiente F/LOSS illustrata in un altro articolo, anche alcune raccomandazioni sulle politiche che le istituzioni (nello specifico l’Unione Europea) possono mettere in atto per ridurre il digital divide di genere nell’ambiente F/LOSS.

Più in generale, le indicazioni riportate nella ricerca vogliono essere una guida utile anche per l’intero settore ICT e per tutto ciò che concerne le professioni legate alle tecnologie.
La comunità F/LOSS è organizzata su base meritocratica e per questo percepisce sé stessa già come un ambiente egualitario e di pari opportunità. Appellarsi a questi temi per sostenere una maggiore presenza femminile al suo interno potrebbe quindi ottenere risultati scarsi, se non aperto rifiuto.
Un tipo di approccio più efficace dovrebbe invece (senza diventare neutro) puntare su argomenti quali la necessità di porre rimedio alla perdita di talenti che l’esclusione delle donne comporta e ‘opportunità di costruire tecnologie migliori, temi già dibattuti e accettati all’interno del movimento F/LOSS. Ecco in concreto le proposte di Flosspols:

Fornire risorse e fondi per far sì che le donne possano devolvere il loro tempo alle attività richieste, tempo che, diversamente dagli uomini, non può essere volontario perché già impegnato da occupazioni domestiche.
In particolare è necessario supportare concretamente le donne che vogliono prendere parte a eventi specifici, ma anche a progetti di lunga durata sia con mezzi economici che, ad esempio, con l’organizzazione di servizi per la cura dei bambini/e durante le conferenze, i convegni, gli install parties ecc.
E’ un grosso sforzo che, però può essere compiuto anche con accordi con esperienze già consolidate quali ad esempio il Laboratorio di Informatica dell’Università di Cambridge attrezzato per accogliere mamme (studentesse e staff) e bambini/e.

Incoraggiare la partecipazione delle adolescenti La ricerca ha mostrato che le ragazze entrano in media ad un’età più alta dei maschi nell’ ICT e nel movimento Open Source. E’ necessario quindi che a scuola si insegni anche l’uso di applicativi Open Source quali ad esempio Openoffice o Python per programmare invece che Visual Basic). Inoltre l’educazione scolastica ha maggior peso nella formazione per le ragazze che non per i ragazzi.
Potrebbe essere utile anche la organizzazione di campi estivi tecnologici riservati a ragazze, in quanto un ambiente “all girl”aiuta in molti casi a superare blocchi e a prendere maggiore confidenza con l’informatica.
Anche le adolescenti vanno supportate con borse di studio che permettano loro di partecipare a convegni e conferenze lontano da casa.

Supportare i gruppi già all’opera per incrementare la presenza femminile nella comunità F/LOSS quali ad esempio GNOME Women, Debian Women, Apache Women, Grepgrrls and LinuxChix,. L’aiuto potrà consistere in fondi affinché le donne siano presenti alle conferenze o aiuti materiali quali spazio web, spese di trasferta, ecc.
La Commissione Europea e i governi dell’Unione, dovrebbero usare il loro potere contrattuale per incoraggiare metodi diversi di produzione software che diamo risalto ad aspetti quali documentazione, interfacce basate sull’utente, comunicazione, ecc (al momento ritenuti competenze prevalentemente “femminili”) in modo che vengano presi in considerazione anche dagli uomini e ci sia quindi maggiore coscienza e intercambiabilità dei ruoli.

Modificare i criteri di selezione del software da parte della Commissione Europea per incoraggiare quelli che includono positivamente le donne in ruoli tecnici o che offrono supporto per incoraggiare le donne a studiare e intraprendere carriere nell’ICT.

Sponsorizzare programmi di scambio con Paesi dove la programmazione non è automaticamente una attività “maschile”. Pare infatti che il confronto diretto con realtà diverse dalla propria sia utile per far emergere e riconoscere comportamenti dei quali altrimenti non ci si renderebbe conto.

Far conoscere al maggior numero di persone possibili, tramite ricerche e disseminazioni di risultati quei progetti che hanno avuto successo grazie alla diversità. Capire in che modo l’apporto delle donne può portare a tecnologie migliori.

Far capire a coloro che sono in posizioni di leadership all’interno della comunità F/LOSS che le persone vengono attivamente respinte e non che scelgono “volontariamente” di non partecipare e che questo è, a lungo termine, un costo che non può essere sostenuto. Portare l’Open Source nelle Università e nell’educazione affinché esca dai limiti del volontariato (deleterio per le donne) e offra opportunità di collaborazioni retribuite.