paper “Il “farsi mondo” della tecnologia IC”
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di Marzia Vaccari Il “farsi mondo” della tecnologia IC in T. A. Capitani (a cura di) , “Un altro genere di tecnologia”, 2008 ISDR.
Quando delle donne abitano la città digitale… Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) richiedono uno sforzo di appropriazione da parte del simbolico e delle pratiche delle donne; in questo senso l’autonomia tecnica diventa prioritaria per mettere in atto strategie efficaci per rendere le donne libere di prendere decisioni nella progettazione delle tecnologie dell’informazione, nella produzione di software di diversa qualità e nel management dei macrosistemi. L’articolo mostra come la pratica femminista possa assecondare una riflessione critica sull’idea stessa della progettazione, del fare del management, dell’essere a mercato, ed accettare nel contempo la sfida di far convivere pratiche di sviluppo equo e sostenibile con la necessità del profitto.
Di cosa parla il saggio
Non basta usare le tecnologie dell’informazione: bisogna abitarle, padroneggiandole invece di subirle. Il saggio racconta quindici anni di pratica dell’Associazione Orlando di Bologna nella «città digitale», dall’inizio degli anni Novanta.
Prima le donne di Orlando hanno imparato usando, e hanno scoperto che la tecnologia non è neutra: porta con sé un simbolico che costringe a una doppia fatica. Poi hanno imparato facendo, e hanno capito che la relazione con l’artefatto può cambiarlo. Da qui tre direzioni: un server autogestito, il Server Donne, come spazio pubblico virtuale indipendente; PorticoDonne, per i nuovi media e le carriere delle donne nell’ICT; TechnéDonne, per la progettazione di software e la formazione di sistemiste e programmatrici.
Il caso esemplare è Cercatrice di Rete, un motore di ricerca che «comprende» una lingua sessuata grazie al thesaurus LinguaggioDonna e si confronta criticamente con la logica del PageRank di Google. Il gender digital divide non è più questione di accesso, ma di chi progetta e produce le tecnologie.