immagine creata da Midjourney – AI specializzata nella generazione di immagini.

Chi ha paura di chatGPT (acronimo di chat e di Generative Pretrained Transformer)? è solo una demo tecnologica che qualcuno ha definito una chatGPTdemic dalla crasi di pandemia e chatgpt. All’indomani dell’imprevisto successo di ChatGPT che a dicembre, al suo lancio e in soli 5 giorni ha registrato oltre 1 milioni di utenti, è sembrato che potesse far vacillare la posizione di Google come punto di ingresso per le persone su Internet perché straordinariamente efficace.
Giocare al gioco del completamento delle frasi attraverso il traino informatico di un insieme finito di dati che rappresenta una certa istantanea di Internet può essere anche un nuovo tipo di ricerca ma non è la stessa cosa. Tuttavia Google lo ha percepito come una minaccia nonostante sia stato il primo ad utilizzare la tecnologia transformer (link all’articolo dove spiego cos’è e perché può essere sessista), la stessa utilizzata da OpenIA, proprietaria di chatGPT, infatti e per reazione ha annunciato Bart, una AI espressa nella veste di una chatbot come ChatGPT.

Per quanto mi riguarda la prima e più comune reazione che ho visto è stata la paura che avrebbe sconvolto l’ambiente scolastico anche perché, ho verificato, può effettivamente scrivere un saggio di cinque paragrafi in stile scuola superiore (link all’articolo dove ho intervistato chatGPT riguardo la storia dei femminismi). Forse ci stupiamo perché le nostre aspettative sulla scrittura sono diventate poco ambiziose e se la paura, per un software di intelligenza artificiale che può generare riassunti credibili, prendesse il sopravvento per molti insegnanti potrebbe effettivamente significare la fine dei compiti scritti a casa. Penso che al suo posto dovrebbe subentrare il desiderio di approfondire con i propri allievi le funzionalità e i risultati per costruire insieme un approccio all’AI informato, possibilista e critico. Rimane che questa è la paura e OpenIA è ricorsa ai ripari e dalla sua interfaccia è ora possibile sottoporre testi scritti e chiedere se sono prodotti da umani. L’ambizione di questa nuova AI generativa è di reinventare tutto, dai motori di ricerca online come Google agli assistenti digitali come Alexa e Siri. Potrebbe anche svolgere la maggior parte del lavoro di scrittura di informazioni e di contenuti ricorrenti come le notizie brevi, ma anche la produzione di documenti legali e potrebbe essere il motore linguistico dei chatbot del servizio clienti.

L’impatto di ChatGPT è enorme e non si fermerà presto.

Ma qual è il vantaggio di ChatGPT rispetto alla buca – lo spazio del prompt -del search engine Google: possiamo fare domande come se parlassimo con un interlocutore che ci fornisce informazioni in frasi chiare e semplici, piuttosto che solo un elenco di collegamenti Internet. Oltre a illuderci sulla sua competenza, lo vedremo fra poco, conquista la sua facilità d’uso, ma dopo anni di fastidio riguardo ai “risponditori automatici” di tipo intelligente, perché di questo si tratta, come mai siamo diventati così accondiscendenti?
Sono chatbot le interfacce vocali e scritte con funzione di assistenti virtuali, che effettuano il servizio clienti o ci guidano nell’assistenza tecnica di molte piattaforme. Esempi di chatbot si trovano nei servizi di assistenza ai consumatori come primo intervento. Certo fa seguito un operatore umano in caso di insoddisfazione del cliente. Oggi questi assistenti virtuali si stanno diffondendo a macchia d’olio, diventando un must a cui le imprese non vogliono e non possono rinunciare anche per l’elevato risparmio sul costo del lavoro umano!
Adottare una chatbot strategy diventa così la chiave per cavalcare l’onda dell’interazione uomo-macchina che l’attuale innovazione tecnologica ha portato con sé, con l’obiettivo ultimo di migliorare l’esperienza del consumatore (la customer experience) dell’utente.
Certamente nel tempo ci siamo abituati ai risponditori automatici, filtro fra noi, le aziende e gli enti con cui interloquiamo per chiedere ragione di moltissime cose nella vita di tutti i giorni. La comunicazione tra essere umano e macchina in linguaggio naturale è già̀ in atto da molto tempo: abbiamo a che fare con chatbot più elementari e basici, basati su flussi di risposte già preconfezionate che spesso non sono in grado di comprendere a pieno le richieste dell’interlocutore fino a chatbot più evoluti che risolvono il problema conversazionale lamentato dall’utente rispetto ai bot iniziali.

Sembra che OpenAI abbia limitato l’accesso quando i suoi server sono “al massimo della capacità” causa anche il suo costo di gestione: l’esecuzione di ChatGPT comporta 3 milioni di dollari al mese per il noleggio della cloud Azure di Microsoft (fonte ) Microsoft addebita $ 3 l’ora per una singola GPU A100 e ogni parola generata su ChatGPT costa $ 0,0003.
Perché una chatbot con interfaccia testuale come chatGPT ha tanto successo tanto che i server collassano?

Avanzo due ipotesi.

1) La decadenza dei Social network. Gerk Lovink, nel saggio Ossessioni collettive. Critica dei social media, aveva anticipato la decadenza della socialità costruita attorno alle piattaforme social da lui definite come il simulacro o meglio una forma di finzione deleteria della nostra capacità di creare relazioni sociali significative e durature. In un primo tempo l’estrema polarizzazione delle opinioni è stata sfruttata dagli operatori dei social media per la distribuzione di contenuti pubblicitari, infatti quando il contenuto è emotivamente carico meglio si diffonde. Nel tempo, quando i social sono diventati luoghi dove si sfogano le frustrazioni di tanti, si è rivelato un boomerang e il pubblico delle principali piattaforme social si è ribellato e ha cominciato a disertare in massa FB e Twitter. Per le aziende del social media marketing era troppo tardi per disattivare i cicli tossici dei feedback compreso il considerevole incremento delle condotte di violenza online o “cyberviolenza”, tra le quali “cyberstalking”, “cyberbullismo”, “revenge porn” tutti segnali di una diffusa misoginia dei pubblici che popolano i social.
Certamente lo scandalo della Cambrige per FB, ma anche le misere vicende di Twitter hanno contribuito alla generale disaffezione per i social media, ma il maggior segnale della decadenza proviene dal sempre maggiore utilizzo di piattaforme non pubbliche per la nostra comunicazione social.
Ormai la socialità esibita con il digitale ruota attorno alle nuove piattaforme di messaggistica istantanea: WhatsApp, Telegram, Viber, Facebook Messenger… luoghi più intimi dove poter conversare, confrontarsi e condividere informazioni senza essere sommersi dalla folla di estranei dei social media. Non esitiamo ad accedere ad un canale Telegram per avere la rassegna stampa dei quotidiani e senza dover scorrere interminabili post di presunti amici per aver notizie. Creiamo “gruppi” su WhatsApp per qualsiasi manifestazione che debba coinvolgere più di due persone.
Le agenzie dei social media marketing  ricorrono sempre più spesso alla tecnologia dei chatbot per pubblicizzare un Brand ed ecco perché si parla di chatbot strategy. Attraverso le piattaforme di messaggistica istantanea possono relazionarsi in modo diretto, automatizzato o manuale con i propri follower attraverso questi “assistenti digitali” che hanno il compito di seguire i clienti, 24 ore su 24, durante la loro Customer Experience online. Sembra che entro 2 anni il 50% delle ricerche per acquisti avverranno proprio tramite un assistente digitale (fonte ComScore).

2) Il clamore mediatico attorno all’intelligenza artificiale. Secondo l’Osservatorio di Pavia, l’Istituto di ricerca indipendente specializzato nell’analisi dei media (web, tv, radio, stampa), il numero di volte che il tema è stato affrontato negli ultimi due anni e mezzo, un giorno su tre almeno un grande telegiornale di prime time nazionale ha parlato dell’Intelligenza Artificiale. Enormi aspettative, dunque, e solo qualche dubbio a cui rispondono i commentatori più̀ determinati. Ritengo che l’esposizione mediatica riguardo l’Intelligenza Artificiale sia all’origine dello straordinario interesse che ha suscitato ChatGPT, una AI conversazionale a disposizione di tutti.

L’interfaccia.

La fine dei social network e il clamore mediatico fanno da sfondo al lancio dell’artefatto insieme alla presunta maturità della tecnologia dell’IA che può ora essere messa a disposizione di tutti con AI generative o conversazionali. Attraverso l’ambiente adatto per un utilizzo di massa, uno strumento così potente per la prima volta viene messo a disposizione del grande pubblico attraverso un‘interfaccia web gratuita e facile da usare con cui si interagisce digitando in una finestra di chat come quella di WhatsApp, Telegram, Viber, Facebook Messenger .
Sembra che migliaia di persone pagano per un servizio gratuito che utilizzano App non ufficiali – non rilasciate da OpenIA – fraudolente perché a pagamento, che hanno già invaso gli app store.

La tecnologia che alimenta ChatGPT in senso stretto non è nuova. Si basa su ciò che l’azienda chiama “GPT-4”, una versione aggiornata di GPT-3, l’AI generatore di testo che ha suscitato una raffica di eccitazione quando è uscito nel 2022. Tutti eravamo a conoscenza dell’esistenza di supercervelli linguistici capaci di leggere praticamente tutto quello che circola sul web. Google, con BERT/MUM, ci aveva già avvisato che dalla sua buca sia le domande che i “suggerimenti automatici” erano generati in questo modo. Tuttavia non riuscivamo a coglierne i comportamenti perché il core business di Google ne utilizza le capacità per confezionare nella SERP una raffinata strategia di indirizzamento pubblicitario attraverso svariati snipper.
ChatGPT, privo della SERP, sembra non approfittare di noi per pubblicizzare prodotti e servizi e allora in che cosa consiste il suo guadagno? il nostro utilizzo verrà utilizzato per capire quali devono essere gli sviluppi, le interfacce, ecc. per la fase successiva, è la stessa OpenAI ad ammetterlo: “ChatGPT è ottimizzato per il dialogo. Il nostro obiettivo è rendere i sistemi di IA più naturali con cui interagire e il tuo feedback ci aiuterà a migliorare i nostri sistemi … Il feedback arriva sotto forma delle tue interazioni con esso.”

Sempre ChatGPT ci dice che la sua AI è addestrata a giocare al gioco del completamento delle frasi e può commettere errori e generare frasi plausibili ma non corrette ed è pertanto necessario controllare gli esiti. Per Jan Bogost non fa argomentazioni accurate né esprime creatività, produce solamente materiale testuale che potrebbe anche contenere verità in determinate circostanze e in una forma corrispondente all’intento esplicito o implicito delle e dei richiedenti. Un resoconto accurato di argomenti testuali di ogni tipo: online, nei libri, su Wikipedia e ben oltre?

Inoltre la sua facilità d’uso è illusoria, perché per essere utilizzata al meglio e non incorrere in bizzarre e strampalate risposte, dobbiamo formulare le domande con una certa maestria.
Infatti per iniziare una conversazione o una richiesta di input e per sfruttare al meglio le potenzialità di ChatGPT è necessario scrivere molto bene le frasi di esempio nella sua buca (prompt). È il suggerimento per il modello ed è fondamentale per aiutare l’IA a comprendere l’argomento o il contesto del testo da generare. Suggerire è l’equivalente di dire cosa fare al Genio nella lampada magica di Aladino. In questo caso, la lampada magica è chatGPT, pronta a generare qualsiasi testo scritto. Chiamata anche prompt engineering (ingegneria dei suggerimenti, ovvero istruire i modelli utilizzando il testo di partenza corretto) è una delle metodologie impiegate nell’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) che implica la scoperta di input che producono risultati desiderabili o utili. Per poter utilizzare le AI nei più disparati domini della conoscenza. Sembra ce ne sia un gran bisogno e nel futuro potrebbe creare figure professionali che combinano le competenze delle discipline umanistiche con la conoscenza informatica come le lauree in Digital Humanities and Digital Knowledge.

Al di là degli anglicismi impiegati per descrivere le tecnologie che producono le attuali AI, in rete si possono trovare ormai cataloghi per il prompt di chatGP preconfezionati, vedi qui 1000 frasi di esempio. Dovremmo soffermarci maggiormente su questo aspetto e fare attenzione a come si formula la domanda; potrebbe anche essere un interessante e nuovo modo di insegnare per gli insegnanti che hanno paura di chatGPT. D’altra parte già Socrate con la sua insistenza sull’arte di porre domande diceva che una buona domanda contiene già la risposta. L’ingegneria dei suggerimenti (sotto forma di “prompt”) orienta l’attenzione della AI verso determinate risposte o comprensioni potrebbe essere un modo per ricominciare a fare lo sforzo di pensare?

Detto in termini colti, la ribellione alla gamification dei comportamenti indotta dalle metriche dei social network e la curiosità suscitata da chatGPT potrebbero segnalare l’inizio di pratiche per la disautomatizzazione dell’attuale ragionamento umano. Come esempio di tale pratica mi viene in mente ciò che ho letto sul blog vorreicapire.it di Giancarla Codrignani, L’atto educativo è sempre etico, a proposito di intelligenza artificiale e pedagogia.”Gli insegnanti, maestri delle elementari o docenti del classico, credono di essere solo funzionari dello stato quando … vorrebbero risolvere i problemi della nuova paideia [ideale pedagogico] con le regole disciplinari (vedi i divieti dei cell. in classe invece di utilizzarli come strumento didattico) … Manca la constatazione principale, che oggi viviamo una grande povertà educativa: non sono passati troppi anni da quando i pedagogisti erano “autori” conosciuti per la loro popolarità. Oggi i quotidiani stampano a basso costo i libri di Gianni Rodari, … ma non primeggiano più didattica e pedagogia per metodologie sul futuro. Per i giovani che stanno formando, ma anche per noi stessi. ….. chi ama fare è sollecitato a fare bene e fare ciò che si ama rende felici, una questione di conoscenza. Una questione etica della polis. Una questione etica della scuola.”