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Anne Roth ha aperto il suo blog su Noblogs nel 2007, quando il suo compagno fu arrestato a Berlino con un’accusa di terrorismo poi caduta. Diciannove anni dopo, un’altra accusa di terrorismo, questa volta rivolta al collettivo che ospitava quel blog, sta per cancellarlo. Il suo articolo, What it means to lose Autistici/Inventati, è uscito il 17 settembre 2026 su Exchange Point. Lo pubblichiamo tradotto integralmente, come seguito di Autistici/Inventati: venticinque anni di server autonomi, e la lista nera americana.

Fonte originale: internet.exchangepoint.tech. Testo di Anne Roth, traduzione di almagulp.it.

Una designazione per terrorismo costringe Autistici/Inventati a chiudere, e con il collettivo se ne va anche la sua piattaforma di blog, Noblogs.

Diciannove anni fa ho aperto un blog per raccontare quello che ci stava succedendo dopo che il mio compagno era stato accusato ingiustamente di terrorismo. Ora una designazione per terrorismo sta per cancellare dalla rete quella stessa piattaforma di blog.

Era la tarda estate del 2007 e cercavo un posto dove pubblicare una storia piuttosto insolita. Il mio compagno era stato arrestato all’alba dalle forze speciali di polizia nel nostro appartamento di famiglia, in pieno centro a Berlino. In quel momento abbiamo scoperto che era sospettato di essere la mente di un’organizzazione terroristica. Da un anno era sotto sorveglianza antiterrorismo, e a tratti lo ero anch’io. (Non è un terrorista e non lo è mai stato: dopo qualche settimana è stato rilasciato e più tardi l’indagine è stata archiviata. Ma questa è un’altra storia.)

Volevo scrivere di come ci si sente e di cosa significasse nella nostra vita di tutti i giorni. Avevo sentito parlare di un fenomeno ancora abbastanza nuovo, i «blog» o web log, utili se volevi pubblicare senza metter su un sito vero e proprio. Era quello che mi serviva: poter pubblicare senza il pensiero di aggiornamenti del software, sicurezza o registrazione del dominio.

Ero un’attivista per i diritti digitali già prima che tutto questo accadesse (se ne parla qui), e non avevo nessuna voglia di creare qualcosa che esponesse chi mi leggeva a un tracciamento di qualsiasi tipo, commerciale o d’altro genere. Così sono stata molto contenta di scoprire una piattaforma di blog gestita da Autistici/Inventati (A/I), un collettivo tecnologico italiano che prometteva di non permettere niente del genere. Mentre scrivo, la loro politica si può ancora leggere su noblogs.org. Dice:

«Chi si è raccolto intorno a questa nostra piattaforma di blog condivide il nostro manifesto e, a grandi linee, i nostri scopi: lottare per un mondo in cui equità, uguaglianza dei diritti e libertà siano le pietre angolari della vita delle persone; opporsi a una società troppo interessata a controllarci e a sapere chi siamo invece di che cosa pensiamo o amiamo e odiamo; resistere all’idea diffusa che ogni singolo momento della nostra vita possa essere scambiato con denaro o con cose di valore economico.»

Conoscevo A/I già da qualche anno. Avevo incontrato alcune persone del collettivo nel 2001, durante le proteste contro il G8 di Genova, al media center indipendente dove centinaia di attiviste e attivisti si erano riuniti per raccontare le manifestazioni, molto prima che esistessero i social media. Insieme abbiamo guardato con orrore la polizia assaltare la scuola dall’altra parte della strada, dove dopo i cortei dormivano molte e molti manifestanti.

Una designazione per terrorismo

Per venticinque anni A/I ha dato a chi fa attivismo, come me, un posto dove condividere i propri pensieri, e ora viene trattato come una minaccia. Quando leggerete queste righe, noblogs.org potrebbe non essere più in linea. Il 26 agosto A/I ha diffuso un annuncio: il governo degli Stati Uniti aveva dichiarato il collettivo sostenitore del terrorismo. Secondo un comunicato stampa del Dipartimento di Stato, «Autistici/Inventati (A/I Collective) è un gruppo estremista con base in Italia che costruisce e gestisce l’infrastruttura digitale per cellule violente di Antifa e per altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo».

Il collettivo ha subito respinto le accuse, scrivendo di voler «affermare con forza il nostro impegno a fornire una piattaforma di strumenti per l’autodifesa digitale, rispondendo alla necessità di comunicazione libera per attivisti e altri individui, gruppi e associazioni».

Due giorni dopo il loro dominio, autistici.org, è sparito. All’inizio non era chiaro che cosa fosse successo, perché nessuno si era preso la briga di avvisare A/I. Secondo il comunicato stampa di A/I, la decisione di rendere il dominio irraggiungibile è stata presa dal Public Interest Registry (PIR), un ente senza scopo di lucro creato dall’Internet Society (ISOC) per gestire il dominio .org e «servire l’interesse pubblico in rete».

La sezione italiana di ISOC ha protestato con forza in una lettera aperta indirizzata non solo a PIR e a ISOC, ma anche all’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) e alla sua sezione europea, la European Regional At-Large Organization (EURALO). Nella lettera si osserva che, al momento in cui scrivevano, non esisteva alcuna prova che Autistici avesse compiuto o sostenuto attività terroristiche.

Con le parole di A/I: «il governo degli Stati Uniti ha deciso di applicare una procedura extragiudiziale che rende impossibile ricorrere attraverso un giusto processo e che espone al rischio di essere designati come terroristi sia chi fornisce servizi ad A/I sia chi usa i servizi di A/I negli Stati Uniti».

ISOC Italia prosegue:

«Il dominio .org non è proprietà degli Stati Uniti né un’impresa commerciale a scopo di lucro, ma una risorsa globale e sovranazionale, vitale per la libertà di espressione e di associazione in rete. La sua gestione deve rispecchiare questo obiettivo, come era chiaro quando fu affidato in perpetuo all’Internet Society e al suo ente operativo interamente controllato, il Public Interest Registry. Chi amministra il .org dovrebbe fare in modo che nessun governo abbia il controllo sulla presenza in rete di organizzazioni non profit che non appartengono alla sua giurisdizione né vi operano, e più in generale che nessun singolo governo possa decidere chi, in qualunque parte del mondo, può tenere o perdere un nome a dominio .org.»

E questo dovrebbe davvero preoccupare tutta la comunità che si occupa di governance di internet. Se la registrazione dei domini .org è di fatto soggetta alle decisioni arbitrarie del governo degli Stati Uniti, dobbiamo chiederci se e come si possa cambiare questa situazione.

Di nuovo pochi giorni dopo la designazione, la banca di A/I, l’italiana Banca Etica, ha comunicato al collettivo che intendeva chiudere il conto. Il conto PayPal era già stato chiuso il primo giorno, senza alcun preavviso. Chiudere i conti di organizzazioni accusate di terrorismo o di sostegno al terrorismo non è una misura insolita. Anche in questo caso, però, nessuna procedura legale obbligava la banca a chiudere il conto. Quando il governo degli Stati Uniti inserisce un’organizzazione in una lista di terroristi, possono seguire altre sanzioni. La banca ha deciso di sospendere il conto di A/I per paura di quelle possibili sanzioni ulteriori. Dal 4 settembre A/I non può più accedere ai propri fondi, raccolti con le donazioni di chi usa i suoi servizi.

Un ex direttore di Banca Etica, Alessandro Messina, ha commentato: «È plausibile che molte banche scelgano di chiudere il conto di A/I. Da un’organizzazione nata per promuovere la finanza etica ci si aspetterebbe però qualcosa di diverso, davanti a una designazione di natura così marcatamente politica».

Altri due giorni e A/I ha annunciato la chiusura completa:

«Stay human» per noi non è una frase vuota.

Significa, prima di tutto, che abbiamo la responsabilità di proteggere le nostre utenti, chi costruisce le reti umane su cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno sommerso di messaggi di sostegno e solidarietà.

Non possiamo ingaggiare una battaglia né esporci a manipolazioni che mettono in pericolo la vita di queste persone e dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono al di fuori della legge.

Un attacco agli oppositori politici

Un’ondata di sgomento ha attraversato la comunità di chi usa i servizi di A/I. Ed è una comunità enorme. A/I esiste da venticinque anni e dice di aver ospitato 20.000 blog, 20.000 caselle di posta, 5.000 mailing list e 1.500 siti web.

In questo momento il mio blog è ancora in linea in sola lettura. Ho perso l’accesso all’amministrazione. Presto sparirà, e con lui diciannove anni di miei scritti su politiche e diritti digitali. Lo stesso vale per tanti altri blog e siti di molti paesi, sui temi più diversi: cambiamento climatico, antimilitarismo, diritti dei popoli indigeni e riforma sanitaria, oltre ad Antifa. Quando sparirà, moltissimi link da siti di tutta la rete non porteranno più da nessuna parte. Ancora una volta sono diventata un danno collaterale di un’accusa di terrorismo. E con me molte altre voci.

Article 19 ha avvertito che «oltre a violare gli standard sulla libertà di espressione, questa designazione sta già producendo un effetto intimidatorio». Ventimila blog si stanno spegnendo e non c’è stata nessuna protesta, perché ci si chiede se sia saggio difendere un’organizzazione che gli Stati Uniti hanno designato come terrorista. Quando governi autoritari attaccano un’infrastruttura di comunicazione digitale indipendente e non commerciale, come in questo caso, non possiamo sottovalutarne l’impatto. Questa volta è toccato all’Italia, ma la prossima potrebbe essere più vicino a voi. C’è ancora troppo silenzio.

Anne Roth, politologa, è consulente senior per le politiche digitali del gruppo della Linke al Bundestag. Nel 2001 ha fondato in Germania Indymedia, il primo sito interattivo di mediattivismo, e da allora si occupa di mediattivismo e diritti digitali. Dal 2014 al 2017 è stata consulente senior della commissione d’inchiesta del Bundestag sulla sorveglianza di massa. Tra le conferenze in cui ha parlato: il Chaos Communication Congress, re:publica e la Computers, Freedom and Privacy Conference.

Al 28 settembre 2026 noblogs.org, inventati.org e il blog di Anne Roth non rispondono più. Sulla stessa vicenda la coalizione Rise Against Big Tech ha espresso solidarietà ad Autistici/Inventati e chiede più infrastrutture di rete gestite dalle comunità.