Reading e introduzione alla lettura del libro “L’alleanza dei corpi”, in un botta e risposta, Federico Zappino (traduzione del testo) e Porpora Marcasciano (Presidenta del Movimento Italiano Transessuale) colloquiano, con grande maestria, riguardo il contenuto dell’ultimo libro di Judith Butler.

Chi si è tenuto lontano dalla lettura di J.Butler troverà in questa presentazione un utile e chiara descrizione della sua teoria in generale e, in particolare, troverà finalmente un orientamento alla comprensione dei concetti e delle categorie butleriani che più ci hanno accompagnato in questi anni. Ne cito alcuni a me più vicini: andare oltre al genere e alle appartenenze identitarie, performance e normatività, superare le politiche identitarie. Mi sembra che in questo testo la Butler compia uno sforzo speculativo molto importante e tutto orientanto ad uscire dalle “accademie”.

La grande generosità intellettuale di Federico Zappino, preparato e appassionato traduttore, e l’acuta lettura di Porpora Marcasciano, importante attivista del Mit mi hanno conquistato e incuriosito e, soprattutto, permesso di “leggere” Judit Butler con l’attenzione che merita. Spero che la visione dell’incontro abbia su di voi lo stesso effetto.

Prima Parte

Federico Zappino, nell’introdurre alla lettura della Butler, si sofferma a lungo sulla sua intenzione di affrontare le questioni di genere sul piano “anti-identitario” che non significa cancellare le differenze di genere e/o sessuali ma significa al contrario affermare che le differenze, non sono solo identitarie, ma sono delle diseguaglianze, delle gerarchie che si estendono a tutto il corpo sociale. In questo testo, continua F.Zappino, viene messo in luce quanto spesso il riconoscimento dei diritti si ottiene con forme di collusione con il capitalismo. Butler, insiste ed estende quella che chiama “la politica dei diritti” ad una sorta di politica di riconoscimento che diventa “diritto di apparizione”.

Seconda parte

Porpora Marcasciano sottolinea quanto il testo lo abbia chiamato in causa in quanto “attivista politico”. E rilegge il testo per tentare di riannodare fili e fare una storia che non c’è. SILVIA RIVERA, i moti di STONEWALL, PAOLO MIELI e ANGELA DEVIS sono soggettività che sfuggono alla storia mainstreaming del movimento LGBTe analizza quel diritto di apparizione che ha separato e separa tutt’ora il movimento. Contesta l’esigenza di “normalità” di tanta politica del riconoscimento dei diritti.

Terza parte

Per contrastare le cogenti e nuove forme di esclusione il testo si incentra sulle possibili alleanze e sulle sue possibili forme che Butler valorizza nelle manifestazioni di piazza, nelle assemblee e in tutte quelle relazioni di vario tipo che vedono al centro l’esercizio del diritto di apparizione di tutte le possibili differenze espandendo e superando la categoria di genere del soggetto per includere quella di qualità della vita. Vi è un passaggio teorico forte: non solo “obblighi e performatività del modello eterossessuale” ma contrasto alla condizione di vita “precaria”. Infatti amplia la sua nozione dei soggetti  con “vite non degne di lutto” a tutti coloro che non hanno tutele e assicurazioni sulla propria sopravvivenza (vite precarie). Il soggetto che non è riconosciuto (non degno di lutto) allora non è nemmeno degno di una buona vita.

Quarta Parte

Dopo la descrizione di F. Zappino sulla parte del libro della Butler che analizza gli aspetti distorti della patologizzazione delle soggettività “diverse” dalla norma eterosessuale. P. Marcasciano insiste su quanto sia trasformativo parlare di “diritti” invece di “cura” della patologia.

Quinta parte

Dal pubblico viene sollevato l’aspetto delle soggettività “diversamente abili” (non ci è stato possibile video-riprendere l’intervento ma le conclusioni di F. Zappino rendono molto bene il senso dell’osservazione) . Nelle conclusioni F. Zappino riprende il discorso della Butler quando analizza e valorizza i corpi in mezzo alle strade, nelle manifestazioni e nelle marce, nell’occupazione degli spazi pubblici. E quanto i corpi siano al centro di una pratica politica mossa da un afflato trasformativo potente e senza il quale nemmeno la teoria queer avrebbe potuto emergere. Interessanti le osservazioni critiche di P. Marcasciano e la sua domanda “che cos’è il queer?”, F. Zappino,  replica, con un approfondita disamina sull’argomento.

L’iniziativa si è tenuta il 21 aprile 2017 al Cassero LGBT Center di Bologna,  è possibile ascoltare il podcast   pubblicato nel loro sito.